Perché gli errori catastali emergono proprio prima del rogito
Un immobile può convivere per anni con un dato catastale sbagliato senza che nessuno se ne accorga. Poi arriva la compravendita e in poche settimane quel dato passa sotto tre controlli diversi: il Notaio che prepara l'atto, il perito incaricato dalla banca per il mutuo e il Tecnico che verifica la regolarità dell'immobile. È lì che l'errore viene a galla, spesso a preliminare già firmato e con una data di rogito fissata.
La buona notizia è che nella maggior parte dei casi si tratta di un problema risolvibile. La cattiva è che richiede tempo, e il tempo è esattamente ciò che manca quando l'atto è già in calendario.
Cosa chiede la legge al momento dell'atto
Dal 2010 gli atti di trasferimento di fabbricati già censiti devono contenere, a pena di nullità, l'identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in Catasto e la dichiarazione degli intestatari che i dati catastali e le planimetrie sono conformi allo stato di fatto. Quella dichiarazione può essere sostituita da un'attestazione rilasciata da un Tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale. La regola è contenuta nell'art. 29 comma 1-bis della L. 52/1985, introdotto dall'art. 19 comma 14 del DL 78/2010, convertito in L. 122/2010.
Prima dell'atto il Notaio verifica anche l'allineamento tra l'intestatario catastale e le risultanze dei registri immobiliari: è la conformità soggettiva, distinta da quella


